EDITORIALE DONNA

Cucito in Italia ma destinato al mondo 



Il tailleur a quadri in tessuto finitura di crêpe sovrasta i confini

Non servono studi scientifici e statistiche comprovate per definire il tailleur capo femminile per antonomasia: in inglese è Ladies suit, in francese tailleur significa letteralmente sarto da uomo infatti ai suoi esordi viene cucito esclusivamente da mani maschili pur diventando, di contro, uno dei simboli di emancipazione per la donna che, nel tempo, riesce ad acquisire il dovuto potere. Rivoluzionario e seducente conferitore di forza, diviene un vero e proprio status symbol.

Riconduciamo il primo nato all’anno 1885 quando il sarto John Redfern veste la principessa del Galles e, se le signore dell’alta società lo utilizzeranno da subito come divisa per l’equitazione, non farà fatica a diventare indumento di svago accompagnato da regole che ne riservano l’indosso solo nelle ore mattutine, no a fronzoli, sì ad accessori mascolini come gilet e cravatta.

RIVOLUZIONARIO E SEDUCENTE CONFERITORE DI FORZA, IL TAILLEUR È DIVENTATO UN VERO E PROPRIO STATUS SYMBOL.

L’inversione di rotta avviene nel 1917 con la rivoluzionaria e ambiziosa Coco, Gabrielle Bonheur Chanel, che imponendo un nuovo concetto di femminilità rende il tailleur l’esatto corrispettivo del completo da uomo. Le basta armeggiare con il jersey e disegnarlo aderente e comodo sotto al ginocchio per farlo diventare famoso in ogni parte del mondo e celebrarlo pochi anni dopo attraverso quella lunga storia d’amore che vede protagonista il tweed impreziosito da catene e bottoni dorati.

A seguire non mancheranno i modelli di Yves Saint-Laurent che ne esalterà l’umore androgino con il suo smoking-pantalone fotografato a più riprese da Richard Avedon e quelli che si rifaranno a una donna più internazionale e in carriera con Giorgio Armani.

Ed è proprio l’allure internazionale che viene esaltata nella visione di Davide Cenci che con la sua apertura a 360° e la volontà di servire una clientela sempre maggiore ha scelto, dal 1982, di essere presente con le sue boutiques anche a New York e Milano riuscendo a creare uno stile perfetto sia per il Whitney Museum che per i Musei Capitolini o la Scala e per ogni luogo che vede l’incastro di diverse personalità con altrettante mete e realtà. Se infatti il punto di partenza resta l’indiscusso Made in Italy, si va qui a rappresentare una donna in movimento continuo: viaggiatrice perfetta con in borsa passaporti universali.

Essere internazionali è radicato nel DNA del marchio da tre generazioni perché è qui che si nasconde il plus per creare un effetto senza barriere: e questo è anche il caso del tailleur in crêpe che abbiamo sviluppato in un check dai colori particolari e accattivanti proprio come le prime note d’autunno.

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